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BABYLON ”ON AIR”

 

Abu Tbeirah Team

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Non siate troppo severi nel giudicare questo mio lavoro. Sono reduce di un viaggio che mi ha portato ad esplorare quella giungla musicale che ormai caratterizza il nostro mondo e in cui, troppo spesso forse, ci rifugiamo per scappare al grande nemico dei nostri giorni: il silenzio.

Ve lo posso assicurare: la mia ricerca è incompleta e mai potrà avervi conclusione. Che questo mio lavoro sia, allora, soprattutto uno stimolo volto a stuzzicare la curiosità. La stessa che mi ha accompagnato a Babilonia.

’Move closer to me
I can make you anyone
I think you’re ready to see
The gates of Babylon’’

(Rainbow – Gates Of Babylon)

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Durante la preparazione di questo lavoro è stato buffo realizzare che furono proprio gli studi in assiriologia a incrinare il mio gusto per il metal pesante.

Maturando, infatti, un crescente interesse per l’ambito mesopotamico come rimanere indifferente di fronte a testi o i nomi di certe band che costituivano, nel mio i-pod, il caposaldo della playlist musicale?

Scoprire la vera identità del dio Marduk fu veramente una rivelazione traumatica dal momento che lo avevo sempre associato ai violentissimi Marduk, gruppo black metal svedese dalle sonorità non propriamente dolci.

Il buon Ea/Enki, durante il suo ‘’soggiorno norvegese’’, non guadagna, certamente, un’immagine migliore: in una delle colonne portanti del balck metal,‘’Ea lord of depths’’, il dio si trasforma in manifesto del vuoto cosmico urlato da Varg Vikernes (Burzum)

Non si salva nemmeno il più innocuo e, permettetemi, sfortunato dio della storia della Mesopotamia, Dumuzi, che viene invocato nel violentissimo ritornello di ‘’Toward Babylon’’ dei Behemoth, band death metal polacca caratterizzata per l’impareggiabile mix di tecnica e brutalità:

‘’Give us the flesh!

Give us the will ” I command!

Dumuzi Lord

godhead immaculate!

Thou art the sun

toward the light feel no shame

Ia Asag!

forever Thou shalt remain’’

(Behemoth – Towards Babylon)

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Rapito da queste considerazioni, in una mattina di sano traffico cittadino, mi sono ritrovato a riascoltare un vecchio CD dei Celtic Frost, Into the Pandemonium.

Sulle note e le ritmiche malate di ‘’A Descent To Babylon (babylon Asleep)’’ è nato il desiderio di indagare come il ricordo di un’antica civiltà fosse riuscito a sopravvivere nella musica di qualche millennio più tarda.

Prima di tutto una domanda:

’Where the Hell is Babylon? Does such a place exist?

Is it real, or is it a myth, or is it back there in the mist?’’

(Cockney Rejects – Where the Hell Is Babylon? )

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Per rispondere all’ossessiva domanda che dà il titolo e caratterizza gran parte della canzone, direi: si! Babilonia è esistita.

Da piccolo centro periferico a grande potenza nel secondo e primo millennio Babilonia prosperò sia in grandezza che in prestigio adornandosi di storia e monumenti maestosi.

Richiamandoci alla tradizione mesopotamica, lei è la città che lotta contro il caos che affligge il mondo. In se è organizzata da un’abile macchina burocratica in grado di regolare, con la legge, la vita dell’uomo. Al di là delle mura l’impegno, prerogativa del re, di contrastare le forze caotiche: una rigorosa rete di canali strappano terreni coltivabili al deserto che, in ogni momento della storia della Mesopotamia, con il suo inarrestabile incedere, rappresenterà il temutissimo epilogo. Gli eserciti, infine, estendono il controllo del re ai quattro angoli del mondo, dal mare inferiore a quello superiore.

Marduk, dio poliade di Babilonia, si eleva a dio nazionale.

Mai nessuna incursione nemica, che pure arriveranno a razziare la città, riuscirà a piegare il prestigio e l’influenza babilonese almeno fino all’intervento di Ciro il grande che, nel 539 a.C., assoggetterà la città al proprio nascente impero.

Avvalendoci del prezioso aiuto di Erodoto possiamo almeno immaginare ciò che i nostri occhi non vedranno mai più:

‘’Babilonia è così fatta: giace in una grande pianura e ha forma quadrangolare e ogni lato è lungo 120 stadi cosicché il perimetro della città misura in tutto 480 stadi. E se tale è già l’estensione di Babilonia, la sua bella struttura, poi, non ha rivali tra le altre città a noi note. Tanto per cominciare la circonda un fossato largo e profondo, colmo d’acqua, e il muro di cinta, poi, è spesso cinquanta cubiti reali e alto duecento[…] .’’

Osserviamo, a questo punto, in che modo le vicende di Babilonia vengono a intrecciarsi con la nostra cultura.

Dopo quarant’anni di viaggio nel deserto le tribù ebraiche, sotto la guida di Giosuè, si riversano in quella che loro consideravano la terra promessa, occupando dapprima le campagne, poi le città.

La presenza di nemici forti ai confini della regione conquistata favorirà, successivamente, il formarsi di una monarchia in grado di riunire sotto la propria guida tutto il popolo eletto.

Riassumiamo così il periodo dei Giudici e quello descritto da Samuele per gettarci nel capitolo dei Re.

Saul, Davide, Salomone. I nemici sono sconfitti e i confini del regno estesi, approfittando di una momentanea debolezza dei grandi imperi del vicino oriente nel primo millennio.

La nascita di uno stato esteso, secondo la versione bibblica, dall’Egitto all’Eufrate, inevitabilmente, comporta un’evoluzione nell’approccio di governo: non sono più le dodici tribù bensì popoli e culture anche molto diverse tra loro a dover convivere sotto la casa di Davide.

Si tende, quindi, ad una politica di tolleranza e di apertura verso nuovi culti incorrendo, di conseguenza, nella contestazione e nella condannata da parte popolo ebraico che vede, in questa volontà di imitare le grandi monarchie orientali, il decadimento sia politico che morale dello stato.

’Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dei stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre. Salomone seguì Astàrte, dea di quelli di Sidòne, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Salomone commise quanto è male agli occhi del Signore e non fu fedele al Signore come lo era stato Davide suo padre.’’

(1 Re 11 4-6)

Il trono si spacca dividendosi in due parti. Il regno di Israele a nord, caratterizzato da un indebolimento dell’antica religione al pari passo di una politica di tolleranza e assimilazione di culti stranieri, soccomberà sotto l’inarrestabile potenza assira. Ugualmente il regno di Giuda, a sud con capitale Gerusalemme, verrà invece travolto nel 586 a.C. dall’impero Babilonese che, sotto l’autorità di Nabucodonosor, giungerà a conquistare la capitale e dare alle fiamme il tempio. Ha inizio la cattività babilonese.

 

 ‘’By the rivers of Babylon

Where we sat down

And there we wept

When we remembered Zion’’

(Melodians – Rivers Of Babylon )

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La condanna sul piano morale di Babilonia va al di là del comprensibilissimo odio che può provare uno sconfitto nei confronti del suo oppressore.

La tradizione a noi pervenuta è, infatti, il frutto dello scontro tra una mentalità nomade contrapposta a quella di matrice cittadina.

Cambiano i valori, cambia la concezione della vita.

Il dio di Israele nasce e si sviluppa in un contesto nomadico: è un dio che inizialmente non ha una casa, è onnipresente, si manifesta negli elementi naturali come le nubi o il fuoco.

La sua onnipotenza non è messa in discussione nel deserto ma rischia di perdersi, insieme al suo popolo, se inserito nel caleidoscopio di culture, genti e lingue che davano vita alla Babilonia di quei secoli.

 

‘’Prigionia, malattia, asfissia, agonia, prigionia.

Terra

terra mi sei straniera

terra

non hai niente di me.

Padre

ridono i miei oppressori

padre

chi mi libererà??’’

(Gen Rosso – Babilonia)

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La città, luogo di perdizione, viene, così, demonizzata: si rifiuta di vedere la grandezza e la bellezza, traguardo di un cammino umano, ma si punta il dito contro l’ingordigia e la voracità con cui essa divora l’uomo.

Ne nasce una tradizione che non muore nel tempo ma anzi si rafforza.

Un secondo angelo lo seguì gridando:

“E’ caduta, è caduta

Babilonia la grande,

quella che ha abbeverato tutte le genti

col vino del furore della sua fornicazione”.

(Apocalisse 14,8)

Lo stesso Petrarca sente ancora così forte l’eredità lasciata dalle testimonianze dei profeti:

L’avara Babilonia à colmo il sacco

d’ira di Dio, e di vitii empii et rei,

tanto che scoppia, ed à fatti suoi dèi

non Giove et Palla, ma Venere et Bacco.

(Petrarca – O Babilonia, tu sia maledetta!)

E, per non abbandonare il suolo italiano, anche il nostro Piero Pelù ritrova nell’esempio di Babilonia un soggetto perfetto da inserire tra i suoi versi:

‘’Questa è Babilonia con la sua voracità

Sopra la memoria e sopra chi non ci stà

Dentro babilonia chi resiste e chi non può

per non dimenticare

Mi ricorderò di te ti ricorderai di me’’

 (Piero Pelù – Babilonia)

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Dura sarà, infatti, la punizione che Dio prevede per la città a causa della sua decadenza morale:

‘’«Perciò ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali punirò i suoi idoli e in tutta la sua regione gemeranno i feriti. 53 Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo, anche se rendesse inaccessibile la sua cittadella potente, da parte mia verranno i suoi devastatori». Oracolo del Signore.’’

(Geremia 51, 52-53)

La città sarà, infatti, conquistata da Ciro il grande, presentato qui come strumento di divino, suscitando grande impressione nell’immaginario collettivo. La grande Babilonia era così improvvisamente crollata.

 Negli inferi è precipitato il tuo fasto,
la musica delle tue arpe;
sotto di te v’è uno strato di marciume,
tua coltre sono i vermi.
Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato steso a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell’assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell’abisso!

(Isaia 14, 11-15)

Alla durezza dei profeti si contrappone la più cantabile versione di Johnny Cash che racconta, a modo suo, l’episodio biblico avvenuto alla corte di Baldassarre che vede scritta su un muro la fine del suo regno.

 

Well, the Bible tells us about a man
Who ruled Babylon and all its land
Around the city he built the wall
And declared that Babylon would never fall

He had concubines and wives
He called his Babylon Paradise
On his throne, he drank and ate
But for Belshazzar it was getting late

For he was weighed in the balance and found wanting
His kingdom was divided, couldn’t stand
He was weighed in the balance and found wanting
His houses were built upon the sand

(Johnny Cash – Belshazzar )

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L’immaginazione artistica è rimasta sensibilmente toccata dall’eco di questo grande avvenimento tanto da produrre una considerevole quantità di canzoni che, il più delle volte, riprendono fedelmente la narrazione biblica come possiamo ascoltare nelle graffianti ritmiche dei Pantokrator che, dalla Svezia, ricalcano abilmente i versi di Isaia in chiave black metal.

How art thou fallen from heaven

O Lucifer son of the morning

Thou hast said in thine heart

I will ascend above the stars of God!

(Pantokrator – King Of Babylon)

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Dalle micidiali ritmiche black metal alle più soft schitarrate anni ’70. Gli Aphrodite’s Child ci regalano un pezzo memorabile!

 Fallen fallen fallen
is Babylon the great!
Space is getting bounded,
time is getting late!

Masters fall and wonder,
people rise and wait
Fallen fallen fallen
is Babylon the great!

(Aphrodite’s Child – Babylon)

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Non mancano, infine, elaborazioni più epiche della caduta di Babilonia che raccontano di avvenimenti lontani nel tempo attraverso il linguaggio tipico del power metal con riff assassini di chitarra e cori degni di una cattedrale gotica.

 

Invaders

Like Slayers

Calm down the freedom betrayers

Dark destroyer

Can’t avoid or deny us

Forever on the dust

Bring down the walls of Babylon

(Simphony X – Walls of Babylon)

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Se la Babilonia storica rinasce dalle proprie ceneri dopo la conquista persiana noi siamo costretti ad abbandonarla per continuare il nostro viaggio in una dimensione che non ha più legami con la realtà. Babilonia è ora condizione di vita, uno status, un’espressione dell’animo umano da cui bisogna proteggersi. Intraprendere la strada per Babilonia, infatti, potrebbe essere la nostra rovina.

 

How could I see the darkness was

behind beauty and light?

It was too late when I knew it was

The Road to Babylon, The Road to Babylon!

The Gods, the Stars, the Moon, the Sun won’t help you on

The Road to Babylon, The Road to Babylon!

(Ordo Equitum Solis – The Road to Babylon)

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Come se con la distruzione di Babilonia fosse stato riaperto un vaso di Pandora, ecco che il male non è più confinato nella città ma si espande avvelenando il nostro mondo e determinandone una crisi di valori.

 

Then we hear a whistle like a bison’s pipe

And the carnival immediately begins

Gradually mixing rain,

Thunder

Bullfight

Football

Playground

War

Penny-arcade

Babylon Fading…

(Jim Morrison – Babylon Fading)

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Il rischio, quindi, non è più morale ma si trasforma lentamente in una questione politica: è la società ad essersi contaminata del male di babilonia.

 Benvenuti nel terzo millennio diceva oggi la tele

presentatrici dal sorriso crudele

elencavano le cose da avere

per essere parte di una globale

torre di babele

[…]

dolce vita qui a babilonia, ognuno è quello che ha

dolce vita qui a babilonia, ognuno è quello che ha.

(Articolo 31- soldi soldi soldi)

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 Un male che la cultura  Rastafari non ha mai smesso di denunciare.

Voglio muovere il cuore di ogni uomo nero perché tutti gli uomini neri sparsi nel mondo si rendano conto che il tempo è arrivato,ora, adesso, oggi, per liberare l’Africa e gli africani. Uomini neri di tutto il mondo, unitevi come in un corpo solo e ribellatevi: l’Africa è nostra, è la vostra terra, la nostra patria. Ribellatevi al mondo corrotto di Babilonia, emancipate la vostra razza, riconquistate la vostra terra.

(Bob Marley )

Babilonia mi costringe
a viver male perché sono un Rastaman
ma sta molto peggio chi finge
e che si crede libero da Babylon.

(Babaman – Babilonia)

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Il nostro mondo si è trasformato nel grande nemico a cui è stato dato un volto, un simbolo per tutti i mali: gli U.S.A, bandiera della cultura occidentale.

The eagle flies up towards the sun
High above the fields of Babylon
In one claw he holds an olive branch for peace
In the other twelve arrows for his enemies, for his enemies
Sons and daughters of America
You lay down your lives
For the warlords of America
Not for your sake, not for mine

(Dead can dance – Babylon)

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Lost in her dream of a life in the city
In babylon girl, so young and pretty
Traded her soul for their lust and desire
Tied at the stake, her feet to the fire
God save the queen, stop this execution
She’s just an american girl
God save queen babylon

(Winger – Queen Babylon)

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Ma non mancano ovviamente le voci fuori dal coro.

Infatti, spesso capita che nel demonizzare con tanta forza un qualcosa si finisca per ottenere l’effetto opposto.

L’interrogativo che ci si pone è dove risieda veramente la libertà dell’uomo, quale sia la vera retta via da seguire.

Si entra, così, nel campo delle riflessioni personali finendo col rivalutare e riscrivere la storia tramandata con così tanta energia giungendo, infine, a scorgere valori e virtù proprio lì tra le rovine di una città maledetta.

 

Babylon your memory haunts me forever
won’t leave me be
Babylon
your glory’s stronger that ever
for all to see

And underneath the starlit sky
I feel so strong I’ll never die
I’m on this road to Eternity
My soul will live forever – I’m free

(Stratovarius – Babylon)

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 Outlawed by the revelations

Calling you a shame
Accused of lust and fornication
You’re the one to blame

(Freedom Call – Tears Of Babylon)

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Il mostro si fa dunque donna, una donna bellissima.

 

If I’ll die, tell me what will remain of my soul?
Is your love all for me or is it out of control?
In this hellish paradise only you have the key
Of the city of light that is waiting for me

Lady of Babylon – Let me adore you
Lady of Babylon – I save my love for you
Lady of Babylon – Come and take me
Lady of Babylon – Take my whole life too

(Death SS – Lady of Babylon)

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E’ con l’immagine di questa donna misteriosa e bellissima che il nostro viaggio finisce. Ci ritroviamo, senza volerlo, su una strada che si perde in lontananza tra le nebbie che ci impediscono di giungere ad una punto d’arrivo.

Ciò che abbiamo guadagnato è una Babilonia musicale.

 

1 Comments Add Yours ↓

  1. Renzo Cartucci #
    1

    Bellissima narrazione. Grazie per aver ricercato nel mondo della buona musica tutti questi collegamenti.



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